“Sguardi Barboni” il libro

Ho conosciuto Arthur Erre poco tempo fa presso “Ruben”, il ristorante sociale di Fondazione Ernesto Pellegrini onlus. Da quando sono responsabile di questo progetto (ormai 7 mesi) ho incontrato molte persone e personalità, più o meno interessate a questo spaccato della società e ad un progetto che ha messo in opera un servizio innovativo in risposta ai bisogni di quanti, oggi, vengono definiti dalla comunità scientifica “nuovi poveri”. Arthur Erre è stato l’ultimo di questi incontri, il più recente.

Un fotografo, un giornalista, un artista, un nomade della narrazione, questo mi è sembrato Arthur, una di quelle persone che ti rendi conto essere a fuoco, sulla sua strada attento e curioso. Mi ha presentato il suo ultimo lavoro, un libro fotografico “Sguardi Barboni” che raccoglie un lungo percorso nei meandri del margine sociale, tra la povertà estrema e le contraddizioni di una società che ha chiuso gli occhi e relegato a paradigma romantico la vita di strada. Le fotografie del mio nuovo amico restituiscono dignità e valore a storie vere, sporche e profonde che obbligano a destare lo sguardo sul lato umano della contraddizione sociale e sulla bellezza del “non visibile”. E’ stato un incontro che ha rivelato alchimie non previste, che è andato subito oltre la sua origine per generare una condivisione di sguardi sul mondo, appena accennati ma già dal sapore intenso, di quelli che lasciano presagire un seguito interessante.

Consiglio a tutti di incontrare Arthur e di farlo attraverso le sue fotografie, il suo lavoro di narrazione visuale. Ne rimarrete rapiti.

Sguardi Barboni, il nuovo libro di Arthur Erre, 300 pagine in bianco e nero e a colori.

Biografia

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Classe 1958, Arthur Erre nasce in una cittadina operosa del Nord-Est italiano. Studi classici, laurea in giurisprudenza, Master all’INSEAD di Parigi, Arthur Erre approda al mondo della fotografia solo nel 2007, allorquando la rivista Elle pubblicò un suo servizio fotografico. Da sempre appassionato di fotografia e collezionista d’arte, Arthur Erre si è presto segnalato nel mondo del reportage per la sua vocazione e sensibilità alle tematiche sociali.

Dal 2013 Arthur collabora, tra l’altro, con Agence France Presse, per cui ha realizzato un interessante reportage sul sanguinoso golpe egiziano che destituì il Generale Morsi, pubblicato da diverse riviste Internazionali.

Arthur Erre è attivo anche nel mondo della moda, ed ha firmato splendidi servizi fotografici per diversi Atelier milanesi.

Di sé stesso, Arthur Erre dice di essere nato nel maggio 1958 la prima volta; di essere rinato a Albarella nel 2005 per merito di Paolina, che per Natale gli regalò una poesia; infine di essere rinato ancora in Sudan nel 2013, dopo un attacco di malaria cerebrale.

All’inizio fotografa per caso; da dilettante fotografa per professione. Da professionista fotografa per passione e per necessità espressiva. Aiuta le storie che incontra ad evadere dai labirinti della memoria. Vive per alcuni anni in gramaglie, senza per questo dar segni di instabilità mentale (almeno così lui dice).

E’ assertivo, istintuale, ironico; certamente solitario per carattere, dissacratore per vocazione.

Ad Abano conobbe la Fata Turchina. A Panama il suo amico Lula. Gatta Maura, l’amata compagna di tanti traslochi, se n’è andata per sempre quando il suo padrone è tornato da Itaca.

Possiede 4 tesori: Gabriele, Marta, Camilla e Francesca, in rigoroso ordine di apparizione. Ha dedicato un’intera parete del suo studio ad un aforisma di G. Bernard Show, in cui egli probabilmente si riconosce: -” Del paradiso mi piace il clima; dell’inferno la gente che lo frequenta.”-

Oggi Arthur Erre vive e lavora tra Lugano, Milano e il sogno di una barca a vela in navigazione solitaria per gli oceani.

Il suo sito: www.arthurerre.it

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